Scritto e diretto da Laura Fatini
Teatro degli Arrischianti

L’amore?
Non è una serenata al balcone,
somiglia ad una mareggiata di libeccio,
strapazza il mare sopra,
e sotto lo rimescola.
Non lo so se mi piace

(E. De Luca, I pesci non chiudono gli occhi)

L’idea dello spettacolo nasce da uno studio effettuato su Pene d’amor perdute di Shakespeare.

Del testo shakespeariano ho isolato alcuni momenti e situazioni, partendo dallo spunto iniziale, la separazione tra uomini e donne: la volontà del Principe di Navarra di isolare sé e la sua corte per concentrarsi “sulle belle lettere e lo studio” diviene pretesto per un confronto di genere sul tema dell’amore.

C’è differenza tra la visione maschile e la visione femminile?

O c’è un solo concetto che racchiude mille sfumature?

La divisione dei generi, simboleggiata da una corda rossa che termina in un cappio a forma di cuore, ha immediatamente richiamato l’androgino platonico, essere unico e perfetto che racchiudeva in sé maschile e femminile, e la cui divisione ha comportato l’eterna ricerca della parte mancante.

Al testo originario vengono quindi affiancate incursioni nella letteratura di vario genere, permettendo alle parole degli autori affrontati di guidarmi nel cammino: Platone, Erri de Luca, Wislawa Szymborska, Miriam Mafai, Giorgio Gaber…

Una prima tappa dello studio ha portato ad una messa in scena che comprende 21 attori; il successivo approfondimento (il presente studio) si concentra invece su 4 personaggi, che daranno vita a quattro particolari visioni della tematica amorosa.

L’ambientazione è contemporanea, la scenografia è scarna, una scatola bianca entro la quale agiscono gli attori, la corda rossa divide in diagonale la scena; la musica va da Remo Anzovino a Sigur Ros, da Nina Simone a Ludovico Einaudi.