testo e regia di Laura Fatini
Teatro comunale degli Arrischianti

Ve la ricordate a bella addormentata nel bosco? Rosaspina, la principessa di un paese lontano, la fanciulla che si punse con un fuso e cadde in un sonno profondo, trascinando in quel sonno tutto il suo reame. Vi ricordate dell’immenso roveto che crebbe intorno al castello che ospitava il sonno di Rosaspina? Spine e rovi che ogni anno crescevano sempre di più, rendendo arduo a qualsiasi principe il compito di raggiungere la fanciulla, condannata a dormire in eterno.

Non vi sembra di vederci qualcosa di profondamente attuale?

È da quel sonno, da quei rovi da quell’immobilità che prende ispirazione “Valzer di spina“, uno spettacolo che parte dalla fiaba dei fratelli Grimm per riflettere sul male di vivere e sull’importanza delle fiabe, dei loro insegnamenti, delle metafore di cui sono ricche e sui motivi che abbiamo per tenercele strette anche da adulti.

La Rosaspina che vi presentiamo è chiusa in casa, sola, da 8 mesi, 6 giorni, 14 ore e 38 minuti.
Il  quando si sa, ma non il perché.
Sola ma non per lei: le fanno compagnia le voce nella sua testa, che abitano la sua casa. Sono i personaggi delle fiabe dei fratelli Grimm, che le parlano tutto il giorno, consigliandola, spronandola, litigando con lei su tutto.

Tutto questo mentre il mondo fuori continua ad andare avanti. Rosaspina lo sa. Lo vede dalla finestra del suo seminterrato: scarpe che camminano su e giù, mentre dentro di lei tutto è immobile.

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