dI F. Pessoa  Regia di Gabriele Valentini

A cento anni dalla pubblicazione di una delle drammaturgie più misteriose dell’intero novecento, Gabriele Valentini opera la sua rilettura del testo attraverso un chiave inaspettata e inedita, ricca di suggestioni visive, affidando alle sue tre vegliatrici la personificazione di una curiosa sciarada dell’anima, senza dubbio affascinante

Tre donne vegliano una ragazza morta, vegliano e parlano, di tutto: del sogno, dei ricordi, della vita.

Pessoa lo scrive nell’arco di una notte,  tra l’11 e il 12 ottobre 1913, ed è come se riuscisse a contenere una vita intera in quella notte: le tre vegliatrici attendono l’alba, convinte che, alle prime luci, svaniranno. L’ ’incontro con il reale, con il giorno, farà di loro un sogno che si dimentica.

“forse si muore perché non si sogna abbastanza” scrive Tabucchi “… prive di identità e di memoria sono esse stesse un sogno … vivono lo spazio di una notte, timorose e desiderose dell’alba …”

Ma intanto, per vivere la loro notte e credersi reali, le tre, sono obbligate a parlare e a raccontarsi a vicenda i loro sogni. Sono vive nella misura in cui ingannano se stesse, giocano e si intrattengono col loro passato fittizio, un passato “che forse non hanno avuto”. In questa atmosfera comincia la storia del marinaio, sogno di una delle vegliatrici, il quale, facendo naufragio in un’isola deserta, si mette a sognare o immaginare, fin nei più piccoli dettagli, un passato ed una patria che non ha avuto. “Ma cosa accadde dopo?” “Dopo? Dopo che? Dopo significa qualcosa?… Arrivò un giorno una nave…Arrivò un giorno una nave…- sì, sì, può essere stato solo così…- Arrivò un giorno una nave e passò da quell’isola”…

regia e scene Gabriele Valentini

con Martina Belvisi, Francesca Fenati, Martina Guideri

la partecipazione di Laura Scovacricchi e del gruppo vocale “Consonanti” diretto da Chiara Giorgi

costumi Roberta Rapetti

assistente alla regia Angela Dispenza